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Laboratori Multiculturali

27 settembre 2016

Li chiamo semplicemente così: LABORATORI MULTICULTURALI perchè quando ho davanti questi corpi spenti, chiusi, timidi, l’arma più potente oltre al mio sorriso è l’Hip Hop. Non una danza, non un genere musicale, ma un’espressione artistica e sociale che nasce storicamente da un disagio, nelle fasce emarginate, con un grande desiderio di rivalsa e che si rivela potente, immediata, attuale, in continua trasformazione e divenire, che promette in qualche modo un nuovo status.

Albert Murray calls the African American public dance a rytual of purification, affirmation, and celebration. It helps drive the blues away and provides to rich opportunities to symbolically challenge societal hierarchies by offering powers and freedom that are impossible in ordinary life. AT A DANCE, ANYONE WITH THE RIGHT MOVES MAY BECOME KING OR QUEEN OF THE FLOOR” Steppin’on the blues – J.Malone

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Il pensiero di uno dei partecipanti a fine lezione. Laboratorio tenuto a Genova per la cooperativa Ce.Sto

Sono LABORATORI MULTICULTURALI perchè mi ritrovo a cominciare la frase in francese, continuo in inglese, metto quelle due parole di djoulà, wolof, bambara che so…contiamo in coro i passi in italiano, quando si suda mi insegnano a dire caldo in kurdo…spiego un ritmo col body percussion e i loro occhi si illuminano raccontandomi della loro danza tradizionale in cui battono le mani, in Afghanistan, l’Attan…

io insegno

io imparo

semplicemente scambiamo. Conoscenze. Sorrisi. Circolano nuove energie. E un pò di speranza

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Laboratorio tenuto a Montalto Ligure (Imperia) per la cooperativa IL FAGGIO

Certamente non posso aiutarli ad ottenere dei documenti. Non posso insegnar loro un mestiere. Ma a volte gli operatori mi hanno confessato che alcuni di loro non avevano mai sorriso dal loro arrivo, che vederli danzare divertiti è stato una specie di miracolo. Posso restituire loro la voglia di lottare, di sperare, di costruire, perchè la danza e la musica sono un’arma potentissima.

Non dovremmo usare più per loro la parola clandestini: inganna, svia, dovremmo restaurare l’antica cara nostra parola di migranti. Perchè non è soltanto e soprattutto la miseria che li muove (…) E’altro che li spinge, una forza che sempre ha mosso i giovani a muoversi, a cambiare, a sognare, cercano un’altra vita e basta, vogliono sognare e provare”  Esodo – D.Quirico

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Sono LABORATORI MULTICULTURALI perchè ogni incontro è un viaggio intorno al mondo : Ghana, Gambia, Mali, Guinea, Bangladesh, Pakistan, Afghanistan, Nigeria..ma anche Italia, Francia, Olanda, Germania perchè sono davvero aperti a tutti, per origine ed età!
Chi é arrivato da poco giocandosi tutto, chi vive qui da 30 anni sentendosi ancora lo “straniero”, chi non si é mai realmente messo in viaggio e chi con la testa vive altrove sempre.
Gioia pura, sorrisi enormi..si muove tantissimo e non solo i nostri corpi!

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Abitanti di un mondo in declino, trepidiamo soltanto la nostra ricchezza, proprio come i popoli vecchi, le civiltà al tramonto. E non ci accorgiamo che nelle nostre tiepide città, in cui coltiviamo la nostra artificiale solitudine, vi sono già alveari ronzanti, di rumore e di colore, di preghiera e furore. Il mondo di domani”  Esodo – D.Quirico

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Nelle Jam Hip Hop, comunemente si finisce a fare Soul Train. Un momento di festa e aggregazione che fa riferimento ad una trasmissione storica degli anni ’60-70, che lanciava cantanti (che avrebbero in seguito fatto la storia del Soul, del Funk, dell’Hip Hop come James Brown, The Temptations, Kool & the Gang etc ) e che dava la possibilità a ballerini non professionisti di avere un momento di notorietà. Una trasmissione di successo in un periodo fertile in cui si è posata una pietra miliare nella storia della social dance.

Propongo un Soul Train anche all’interno di questi laboratori. Ma quando mi ritrovo a spiegar loro da dove nasce e perchè, mi rendo conto che la loro traduzione letterale ha molto più senso : è davvero un “Treno di Anime”. Loro sono qui in transito, un viaggio non ancora giunto a termine. Destini sospesi, che hanno posato piede in una terra sicura, senza guerra, ma che fino al raggiungimento di un benedetto pezzo di carta, sono sospesi in un’attesa snervante, spesso passata a fare niente, solo ad aspettare. Spiego loro che devono trovare il modo di attraversare quel corridoio sperimentando il passo più personale e stiloso, perchè agli altri venga voglia di imitarli, per essere ricordati, per essere di ispirazione ed esempio. Si illuminano, questa pratica la conoscono bene, lo hanno già fatto in tutti i numerosi viaggi che tappa dopo tappa li hanno portati qui.

Da oggi per me Soul Train ha un nuovo significato. Bellissimo e commuovente.

“E’ l’attesa l’essenza del clandestino, il suo spirito vitale (…) Il clandestino è un uomo che aspetta. Non un uomo che ha paura, che prega, che sogna, che magari accumula rabbia. Attende di avere la cifra per potersi pagare il viaggio, attende il mediatore che ha il compito di organizzarlo, il passeur con il prezzo giusto. Attende anche la nave che , forse, non affonderà, il mare buono, il momento in cui il carico umano è completo e il viaggio rende, il capitano che ha fama di conoscere l’abbecedario dei venti e delle maree, il momento in cui la polizia è ancor più distratta del solito. Aspetta. Un giorno, una settimana, un mese. La sua è una dimensione complessa del presente, aspirato dal passato e proteso al futuro. L’attesa è la sua seconda pelle, la indossa, se ne avvolge, la usa per difendersi. Resta sospeso inun tempo dove le lancette dell’orologio antico si sono definitivamente fermate, non valgono più , ma quelle nuove sono anora senza carica, immobili. Aspettare, senza pensare, senza fare previsioni di come andrà, tenendo a bada le speranze.”Domenico Quirico – Esodo

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