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La tradizione e il futuro

20 dicembre 2016

“L’epoca attuale trascorre sotto il duplice segno dell’armonizzazione e della dissonanza. Mai gli uomini hanno avuto tante cose in comune, tante conoscenze in comune, tanti riferimenti in comune, tante immagini, tante parole, tanti strumenti condivisi, ma ciò spinge gli uni e gli altri ad affermare di più la loro differenza.”

(Amin Maalouf, L’identità, 1998)

LABORATORIO MULTICULTURALE PER CE.STO, Genova. In questo incontro la maggior parte dei presenti sono giovani (17-22) e provenienti dall’Africa dell’Ovest.

Sono commossa nel vedere che per loro questo laboratorio è un’occasione così speciale da spingerli a tirare fuori il bazin della festa. Qualcuno arriva tardi per essere andato apposta dal barbiere, ma i più giovani e ambiziosi si sentono invece legittimati a sfoggiare catene d’oro, bling bling, cappellini borchiati, cuffie.

Ci sono omonimi nel gruppo quindi si presentano con il cognome.

Diabate, Touré, Camara, Traoré, Diallo… sono cognomi che mi parlano, sono famiglie di grandi artisti, griots, musicisti famosi, glielo faccio notare, colpita, ma loro sminuiscono, anzi puntualizzano quasi infastiditi. Così leggo nelle loro parole oltre che nei loro vestiti, che c’è un forte desiderio di rottura con la tradizione.

In Africa l’abito più che una seconda pelle è una pelle sociale (…) svolge una funzione determinante nella definizione e ridefinizione dell’individuo, nell’affermazione di status, nell’articolazione delle identità e delle differenze (personali, sociali, culturali) nella costruzione delle forme sociali, politiche e simboliche della gerarchia, della generazione e del genere” African power dressing – G.Parodi da Passano.

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Dopo aver fatto alcuni esercizi e danzato, il laboratorio si trasforma in un open mic. Molti di loro rappano e desiderano far “sentire la propria voce”.

Mi colpisce sempre vedere come questi ragazzi si impossessino di costumi e atteggiamenti tipici della cultura hip hop, spesso in maniera impropria, senza conoscerne i codici o la storia. Ai loro occhi semplicemente il rapper è un eroe. Uno che in meno di una generazione è uscito dal disagio e dalla discriminazione del ghetto, raggiungendo fama, successo, lusso, donne. Un simbolo di potere, di rivincita. La possibilità di riscrivere il proprio futuro, una nemesi. Un’aspirazione troppo forte per competere con la tradizione dei griots.

Ma del resto che cos’è un MC (*master of cerimonies) se non un moderno griot? L’MC improvvisa in rima, ritmata e cadenzata, giocando con assonanze e allitterazioni, spesso raccontando dei presenti, muovendosi con flow sul beat del dj. Il griot è il detentore del sapere, della tradizione orale, un moderno cantastorie, con infinite conoscenze che spaziano da storia a cosmogonia, genealogia, servendosi spesso di canto e musica, cantando le louanges dei grandi.

In fondo questi ragazzi non si rendono conto di essere andati così lontano da aver fatto il giro ed essere tornati a capo.

Bambaataa e Professor X organizzarono un meeting per discutere del problema della violenza e dei furti di catene: decisero di rimpiazzare le catene con dei medaglioni e collane africane. In quel periodo (*metà anni ’80), eravamo diventati coscienti delle condizioni di sfruttamento dei fratelli africani coinvolti nel mercato dell’oro e dei diamanti. Scoprimmo l’inferno nel quale vivevano dei fratelli neri a causa di quel commercio e ne capimmo gli effetti negativi sia in Africa, sia in America. Non volevamo fare parte di tutto ciò. Indossare indumenti e medaglioni di origine africana accrebbe il senso di orgoglio razziale e la coscienza politica.” Louder than a bomb – U.net

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Dopo ci aspetta un pranzo offerto da Ce.Sto e Giardini Luzzati, un’associazione di promozione sociale, un’agorà nel cuore del centro storico, quotidianamente impegnata nell’aggregazione, nell’animazione di quartiere, nell’organizzazione di eventi culturali, nell’educativa di strada e nella mediazione dei conflitti sociali. Questo momento è parte integrante del laboratorio, carichi delle energie che danza e musica hanno liberato, i ragazzi si aprono, scambiano, raccontano e chiedono.

E mentre ascolto ognuno di questi ragazzi, posso solo pensare “Cerca un destino degno di lui, dei suoi vent’anni, della sua innocenza, della sua forza invincibile” Esodo – D.Quirico

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