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La convivenza tra popoli che vorrei

20 settembre 2017

Alcuni giorni fa sono stata invitata dalla Fondazione Marzotto e DM Eventi a “colorare” con la mia voce, la mia musica e la mia danza l’evento LA CONVIVENZA TRA POPOLI CHE VORREI: la giornata conclusiva di mesi di lavoro che hanno visto protagonisti i ragazzi delle scuole primarie, secondarie e superiori, impegnati sul tema attraverso esperienze ed elaborati diversi. Il nostro futuro sono loro. E ben vengano le borse di studio, i premi, i concorsi a tema, ma soprattutto le scuole che invitano un Imam, che organizzano gite a Lampedusa, che aprono occhi e testa di questi ragazzi, insegnando un pensiero critico e consapevole. Evviva le maestre illuminate!
Io c’ero. Grata per ciò che il mio lavoro mi permette di condividere

WP_20170918_004Onorata per la proposta e sentendo la responsabilità per l’incarico ricevuto, mi sono chiesta cosa potevo dire ancora a questi ragazzi? cosa potevo dire senza sembrare banale o superficiale? Essere sincera. Parlare di me e della mia esperienza. Non sono un’antropologa né un’etnologa, eppure ancora una volta vengo chiamata come figura ponte in un contesto in cui si parla di multiculturalità, di meticciato, di accoglienza, probabilmente proprio perchè i miei linguaggi artistici possono arrivare più lontano e risultare più efficaci di tante parole. E non potevo certo non farmi accompagnare da chi mi ha aperto in qualche modo la strada tanti anni fa, da chi mi insegna ogni giorno, da chi appoggia incondizionatamente e con fiducia ogni mio progetto azzardato, nella vita quanto nel lavoro: DAOUDA DIABATE.

“Ci sono 3 verità. La mia verità, la tua verità e LA verità.
La verità non appartiene a nessuno. Sta nel mezzo e appartiene solo a Dio.
Rappresenta la luce totale e per questo è simbolizzata dalla luna piena (…)
La mia verità, come la tua verità, non sono che delle parti della verità. Sono degli spicchi di luna situati da una parte e dall’altra del cerchio perfetto della luna piena. E quando discutiamo e ascoltiamo solo noi stessi, solo le nostre ragioni, i nostri spicchi di luna si danno la schiena. E più discutiamo, più ci allontaniamo dal poter capire la verità.
Dobbiamo allora guardarci, prendere coscienza che l’altro esiste e cominciare ad ascoltarlo.
I nostri due spicchi di luna saranno allora rivolti l’uno verso l’altro, a poco a poco si avvicineranno e finalmente si incontreranno nel cerchio perfetto della verità” (Hamadou Hampaté Ba).

Mio marito viene dal Mali. E’arrivato in Italia come rifugiato dopo aver viaggiato in moltissimi Paesi : Togo, Ghana, Nigeria, Burkina Faso, Guinea, Algeria, Libia.
Gli ho chiesto cosa rappresenti per lui la convivenza tra popoli : “La cosa più semplice…che è anche la più difficile ” mi ha risposto ” Accettarsi. Avere la voglia di conoscersi. Avvicinarsi e aprirsi”
E’ incredibilmente lo stesso pensiero espresso da Hamadou Hampaté Ba attraverso il suo famoso racconto sulle fasi della luna, tramandato da generazioni nella tradizione Peul.
Rifletto…Certo sembra facile, ma non lo è affatto.

21765502_10157245109057228_292671393292307036_o“Deve esserci un fondo su cui potere cucire queste complesse relazioni. Una trapunta a riquadri non è la storia dei vari pezzi di stoffa di cui è fatta. E’la loro combinazione, un nuovo tessuto che dà colore e calore ”
Non siamo tuti uguali. Le differenze ci sono e sono belle. Sono una ricchezza. La convivenza non è integrazione o meticciato. E’ un incontro. E’curiosità
Penso ancora all’Africa, ai suoi colori, ai suoi paesaggi e ai suoi grandi alberi secolari…guardo a noi cosi, come fossimo dei baobab…”le radici di ognuno di noi non sprofondano solo nelle origini, con la pretesa di purezza, di restare integri, ma dovrebbero allargarsi anche in superficie, ad incontrare altre radici, ad intrecciarsi”

20232297_10157076110207228_4654309410890882381_oMentre io chiudo il mio discorso Daouda entra dal fondo della sala suonando il tamanì, appunto la percussione che annunciava l’arrivo dei personaggi importanti o delle comunicazioni per l’intero villaggio. Come a rispondergli, dal palco introduco il canto tradizionale, lasciando immagini, tesoro della mia recente estate trascorsa nella missione di Saaba.
In Burkina Faso – il Paese degli Uomini Integri – convivono pacificamente più di 60 etnie, in un grande esempio di tolleranza e apertura.
Possiamo essere come frutti del mango, con diverse sfumature e colori ma tutti sullo stesso albero?  Possiamo essere come i fili d’erba, numerosissimi ma tutti sotto l’ombra dello stesso albero?
Cosi recita questo canto tradizionale, che le giovani donne cantano nelle notti di luna piena, celebrando la condivisione e l’inclusione.

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